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Programma Human BrainsDiretta streaming dal 9 al 13 novembre 2020

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Lunedì 9 novembre 2020, dalle 19 alle 21
Discussione 1: Le basi neurologiche della coscienza
Relatori:
Mavi Sánchez-Vives (Spagna) - Alla ricerca della coscienza: processi cerebrali di mondi reali e virtuali
Mavi Sanchez-Vives è medico e ha un dottorato in Neuroscienze. È ICREA Research Professor presso l'IDIBAPS (Institut d'Investigacions Biomèdiques August Pi i Sunyer) di Barcellona dove dirige il gruppo Systems Neuroscience. È co-direttrice di Event Lab (Experimental Virtual Environments in Neuroscience and Technology) e Professore associato al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Barcellona. È stata Professore associato in Fisiologia alla Medical School e Group leader all’Istituto di Neuroscienze di Alicante (Universidad Miguel Hernández), oltre che postdoctoral fellow alla Rockefeller University e alla Yale University. Tra i principali soggetti delle sue ricerche vi sono la generazione dell'attività ritmica cerebrale e le neurotecnologie applicate ai meccanismi di interfaccia del cervello. Fra i fondatori di Virtual Bodyworks Inc., Sanchez-Vives dirige un programma di ricerca sull'integrazione multisensoriale in realtà virtuale e sulla "personificazione" di corpi virtuali, con possibili applicazioni in medicina e psicologia. Attualmente è partner del flagship Graphene e dello Human Brain Project, in cui dirige il workpackage "Brain networks underlying cognition and consciousness".

Jean-Pierre Changeux (Francia) - La connettomica dei processi consci: dal livello molecolare a quello culturale
Jean-Pierre Changeux è professore onorario al Collège de France e al Dipartimento di Neuroscienze dell'Institut Pasteur di Parigi. Con l'avvento della biologia molecolare è stato precursore degli studi sul ruolo dei cambiamenti conformazionali che legano siti topografici diversi nei processi regolatori. Il suo progetto di dottorato, supervisionato da Jacques Monod, incentrato sulle basi sperimentali per il modello formale di interazione allosterica nelle proteine regolatorie è diventato uno dei paper più citati dell'intera letteratura scientifica. I suoi principali contributi e scoperte degli ultimi 50 anni sono incentrati sul tema generale dei recettori e delle relative transizioni allosteriche, prevalentemente nel sistema nervoso, e sono scaturiti dal primo recettore neurotrasmettitore identificato: il recettore nicotinico dell'acetilcolina. La sua analisi seminale sui recettori nicotinici e la loro modulazione allosterica ha portato a una migliore comprensione della natura della plasticità sinaptica a lungo termine all'interno delle reti neurali e ha dato il via a nuovi campi di ricerca nell'ambito dei meccanismi di trasduzione del segnale, della farmacologia molecolare e della comunicazione chimica nel sistema nervoso con le rispettive patologie. Il suo libro L'uomo neuronale, pubblicato nel 1985, lo ha reso celebre anche tra il grande pubblico. È inoltre autore e co-autore di numerosi libri dedicati alla divulgazione scientifica, in particolare Conversations on Mind Matter and Mathematicscon il matematico Alain Connes (1998), La natura e la regola con il filosofo Paul Ricoeur (2002), Physiology of Truth (2005) e I neuroni magici. Musica e cervello con i compositori Pierre Bouleze Philippe Manoury (2019). Jean-Pierre Changeux ha ricevuto diversi riconoscimenti accademici, tra cui il Canada Gairdner Award(1978), il Louis-Jeantet Prize for Medicine (1993), il Goodman and Gilman Award in Receptor Pharmacology (1994), il National Academy of Sciences Award in Neurosciences (2007), e l'Albert Einstein World Award of Science (2018).
Moderatore: Giancarlo Comi (Italia)
Giancarlo Comi è Professore Onorario di Neurologia dell'Università Vita Salute San Raffaele di Milano. Ha fondato nel 2004 l'Istituto di Neurologia Sperimentale presso l'IRCCS San Raffele che da allora dirige. Dal 2013 è presidente della European Charcot Foundation e nello stesso anno è stato chiamato a co-presiedere la Progressive Multiple Sclerosis Alliance e l'Industry Forum mondiale delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche interessate al campo della sclerosi multipla. Nell'ambito della sua carriera è stato presidente di varie Società Scientifiche Nazionali, incluse quelle di Neurologia, di Neurofisiologia Clinica, di Psicofisiologia. È stato Presidente della European Neurological Society. È socio onorario della Società Francese di Neurologia, della Società Rumena di Neurologia, dell'Accademia Russa di Neuroscienze, e della Spanish Society of Neurology (SEN). Ha ricevuto molteplici riconoscimenti, come il premio onorario Marinescu conferito dalla Società Rumena di Neurologia e il Charcot Award for MS research dall'MS International Federation (MSIF). Nel 2016 riceve l'Ambrogino d'oro dal Comune di Milano e nel 2018 viene nominato Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti scientifici. È stato Principal Investigator di numerose sperimentazioni cliniche Neurologiche di fase II e III, principalmente nell'ambito della Sclerosi Multipla. E' autore di oltre mille articoli scientifici, con un h-index di 115, apparsi sulle più prestigiose riviste internazionali ed editore di libri scientifici. Ha organizzato ed è relatore di più di seicento convegni scientifici, nazionali ed internazionali. È co-editore di Neurological sciences e membro di comitati editoriali di importanti riviste scientifiche.

Martedì 10 novembre 2020, dalle 19 alle 21
Discussione 2: Neuroimaging funzionale e strutturale
Relatori:
Eve Marder (USA) - Differenze individuali e variabilità di resilienza
Eve Marder è Victor and Gwendolyn Beinfield University Professor alla Brandeis University, Waltham, Massachusetts. Ha conseguito la laurea presso la Brandeis University nel 1969, il dottorato presso l'University of California, San Diego, nel 1974, e una ricerca post-dottorato all'University of Oregon e all'École normale supérieure a Parigi, dove ha poi ottenuto una cattedra nel 1978. Marder è stata presidente della Society of Neuroscience (2008), membro del NINDS Council e del National Academy of Sciences Council, e ha fatto parte di diversi Study Sections e Advisory Boards presso istituzioni negli Stati Uniti e non. È membro della National Academy of Sciences, della National Academy of Medicine, dell'American Academy of Arts and Sciences e fellow della Biophysical Society, dell'American Physiological Society e dell'American Association for the Advancement of Science. È stata insignita del Miriam Salpeter Memorial Award for Women in Neuroscience, del W.F. Gerard Prize della Society of Neuroscience, del George A. Miller Award della Cognitive Neuroscience Society e del Karl Spencer Lashley Prize dell'American Philosophical Society. Ha ricevuto dottorati ad honorem dal Bowdoin College e dall'università di Tel Aviv, il Kavli Award in Neuroscienze e il National Academy of Sciences Award in Neuroscienze. Marder ha partecipato al gruppo di lavoro NIH per la BRAIN Initiative di Obama e oggi fa parte dell'Advisory Board del progetto. Ha inoltre partecipato a molti comitati editoriali ed è stata direttrice del "Journal of Neurophysiology" e vicedirettrice di "eLife" nei primi anni di attività. Marder si occupa delle dinamiche delle piccole reti neurali e il suo lavoro è stato fondamentale per dimostrare che i circuiti neurali non sono "cablati" ma possono essere riconfigurati per mezzo di sostanze e neuroni neuromodulatori per produrre effetti diversi. Il suo approccio si distingue per la combinazione tra analisi sperimentale e principi di modeling e studi teorici. Il suo laboratorio, con la collaborazione di Larry Abbott, ha sviluppato il programmable dynamic clamp, oltre ad avere dato il via agli studi sulla regolazione omeostatica delle proprietà intrinseche della membrana nonché alla ricerca sui meccanismi in cui il cervello resta stabile pur permettendo modifiche durante lo sviluppo e l'apprendimento. Attualmente Marder studia come da set diversi di parametri alla base della rete scaturiscano performance simili, meccanismo essenziale della resilienza differenziata nella popolazione in presenza di anomalie ambientali e patologie. Marder ha pubblicato diverse relazioni sulle sue ricerche, oltre a editoriali e articoli d'opinione. Charlotte Nassim ha di recente pubblicato una biografia scientifica su Marder dal titolo "Lessons from the Lobster", MIT Press.

Antonio Damasio (USA) - Basi biologiche dei sentimenti e della Coscienza
Antonio Damasio è Dornsife Professor di Neuroscienze, Psicologia e Filosofia e Direttore del Brain and Creativity Institute della University of Southern California di Los Angeles. Con una formazione in neurologia e neuroscienze, Damasio ha contribuito in modo fondamentale alla comprensione dei processi cerebrali alla base delle emozioni, dei sentimenti e della coscienza. Il suo lavoro sul ruolo dell'affetto nei processi decisionali ha avuto un enorme impatto su neuroscienze, psicologia e filosofia. È autore di centinaia di articoli scientifici e uno degli psicologi più autorevoli dell’era moderna (si veda Antonio Damasio, "Feelings and Decisions", in Robert J. Sternberg,  Susan T. Fiske,  DonaldJ. Foss (a cura di), Scientists Making a Difference: One Hundred Eminent Behavioral and Brain Scientists Talk about Their Most Important Contributions, 2016). È uno degli scienziati più citati al mondo. [L'H-Index in Web of Science è 99 con 50.089 citazioni, e l'H-Index in Google Scholar è 159 con 204.296 citazioni]. Di recente Damasio ha focalizzato le proprie ricerche sullo sviluppo evolutivo della mente e sul ruolo delle regole nella creazione delle culture, che sono alla base del libro Lo strano ordine delle cose. La vita, i sentimenti, e la creazione della cultura(2018–2019). Tra i suoi articoli più recenti vi sono: Bittersweet: The Neuroscience of Ambivalent Affect (Anthony G. Vaccaro, Jonas T. Kaplan, Antonio Damasio, in "Perspectives of Psychological Science",15(5), 1187-1199, 2020), e Homeostasis and Soft Robotics in the Design of Feeling Machines (Kingson Man e Antonio Damasio in "Nature Machine Intelligence",1, 446–452, 2019). Il suo nuovo libro Feeling and Knowing uscirà all'inizio del 2021 (Pantheon/Knopf). Damasio è membro della National Academy of Medicine e Fellow dell'American Academy of Arts and Sciences. È stato insignito di numerosi premi, tra cui il Paul MacLean Award for Outstanding Neuroscience Research in Psychosomatic Medicine (2019), l'International Freud Medal (2017), il Grawemeyer Award (2014), l'Honda Prize (2010) e l'Asturias Prize in Science and Technology (2005). Nel 2003 ha inoltre ricevuto il Premio Nonino come Maestro del nostro tempo. Ha ricevuti dottorati onorari - alcuni dei quali insieme alla moglie Hanna - da prestigiose università, fra cui l'École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) nel 2011 e la Sorbona (Université Paris Descartes) nel 2015. Nel 2013 gli è stata dedicata la Escola Secundária Antonio Damasio a Lisbona, sua città natale. Nel 2017 Damasio è stato nominato al Consiglio di Stato portoghese, subentrando ad António Guterres, a sua volta eletto Segretario Generale delle Nazioni Unite.Damasio è autore di L’errore di Cartesio, The Feeling of What Happens, Alla ricerca di Spinoza e Il sé viene alla mente, tradotti e studiati nelle università di tutto il mondo. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito del Brain and Creativity Institute dornsife.usc.edu/bci/ e www.antoniodamasio.com.

Moderatore: Daniela Perani (Italia)
Daniela Perani, MD, Neurologa e Radiologa, Professore Ordinario di Neuroscienze, Direttore del Corso di Dottorato di Ricerca in Neuroscienze Cognitive, Direttore della Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano, Italia. La Prof. Perani ha coordinato numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali in Neurologia e Neuroscienze. E' una delle Top Scientist italiane (https://www.topitalianscientists.org/home) e si posiziona come prima scienziata donna nel campo delle Neuroscienze e Neurologia. La sua area di ricerca sono le neuroscienze cognitive, nell'ambito dei correlati funzionali del linguaggio, del bilinguismo, delle funzioni esecutive, della percezione e dei sistemi di memoria con l'utilizzo del neuroimaging, e anche  dell'imaging molecolare in vivo delle malattie neurologiche. La sua ricerca si concentra anche sullo studio sulle demenze neurodegenerative, applicando biomarcatori di imaging per la diagnosi precoce e differenziale e il rischio di progressione. È autrice di numerosi capitoli su libri e di oltre 280 articoli su riviste peer reviewed, con HI 83 (Scopus), 96 (Scholar) e 37322 citazioni. Elenco pubblicazioni.

Mercoledì 11 novembre 2020, dalle 19 alle 21
Discussione 3: I linguaggi della coscienza umana
Relatori: 
Andrea Moro (Italia) - Le lingue impossibili: l’infinito come impronta digitale della mente umana
La capacità di produrre significati nuovi e potenzialmente infiniti ricombinando un numero finito di parole è l'impronta digitale di tutte e solo le lingue umane. Queste regole di ricombinazione sono soggette a restrizioni identiche in tutte le lingue e ci si è sempre chiesti se fossero di natura convenzionale o biologica. Le neuroscienze hanno fornito dati decisivi a favore dell'ipotesi biologica mostrando che "i confini di Babele" sono un'espressione del nostro cervello. Le conseguenze di questa scoperta sono enormi e vanno dal piano dell'evoluzione, distinguendo gli uomini da tutti gli altri animali, a quello della comprensione della realtà, smantellando di fatto l'idea all’origine del razzismo del XX secolo che possano esistere lingue geniali o comunque superiori ad altre. 
Andrea Moro è docente ordinario di Linguistica Generale presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia. Ha conseguito un dottorato presso l'Università di Padova e si è specializzato all'Università di Ginevra in teoria della sintassi e sintassi comparativa. Studente Fulbright, è stato diverse volte visiting scientist presso l'MIT e la Harvard University. Moro studia la struttura del linguaggio umano e il suo rapporto con il cervello: nel primo ambito, confrontando la sintassi della frase con il verbo essere in lingue diverse ha scoperto fenomeni di rottura della simmetria nelle lingue naturali. Nel secondo ambito ha scoperto che i "linguaggi impossibili" vengono esclusi dalle reti neurobiologiche e ha analizzato il rapporto tra suono e sintassi dimostrando che il suono è rappresentato anche nel linguaggio interno e misurando le relazioni delle strutture sintattiche di base svincolate dal suono. Ha scritto numerosi articoli e saggi pubblicati dalle più autorevoli testate e case editrici. Ha inoltre scritto un romanzo, Il Segreto di Pietramala(2018), vincitore del premio internazionale Flaiano per la letteratura nel 2018.

Stanislas Dehaene (Francia) - La singolarità umana: quali aspetti della coscienza condividiamo con altri primati e quali sono unici?
Stanislas Dehaene si è laureato in matematica all’École normale supérieure a Parigi e ha conseguito un dottorato in Psicologia cognitiva. Dal 1997 lavora presso il NeuroSpin (Service Hospitalier Frédéric Joliot del Commissariat à l'Energie Atomique), centro di imaging cerebrale a Orsay, vicino Parigi, dove dal 2001 dirige la Cognitive Neuroimaging Unit (UNICOG). Nel 2005 gli è stata assegnata la nuova cattedra di Psicologia cognitiva sperimentale al Collège de France di Parigi. Dehaene studia le basi cerebrali di alcune funzioni cognitive specifiche come il linguaggio, il calcolo e il ragionamento. Tra i suoi maggiori contributi vi sono lo studio dell'organizzazione del sistema cerebrale per l'elaborazione di numeri. Ha infatti dimostrato il ruolo centrale della regione del solco intraparietale nella comprensione di quantità e aritmetica (il senso dei numeri). È autore di oltre cento articoli scientifici pubblicati sulle principali riviste internazionali. È stato insignito di diversi premi internazionali, tra cui il McDonnell Centennial Fellowship e il Grand Prix della Fondation LouisD. dell'Institut de France(con Denis Le Bihan). Ha pubblicato il libro Il pallino della matematica. Scoprire il genio dei numeri che è in noi, tradotto in otto lingue, e ha curato tre libri sull’imaging del cervello, sulla coscienza e sull'evoluzione cerebrale, oltre a essere autore di due film sul cervello umano dedicati al grande pubblico. È editor di "Cognition", rivista internazionale di Scienze cognitive.

Moderatore: Jubin Abutalebi (Italia)
Jubin Abutalebi è un neurologo cognitivo, Professore associato in Neuropsicologia alla Facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Docente ordinario all'Università di Tromsø, Norvegia. Abutalebi è noto in tutto il mondo per la sua ricerca rivoluzionaria sull'organizzazione cerebrale del bilinguismo, nello specifico sul modo in cui il cervello acquisisce, organizza e controlla diversi idiomi per diventare perfettamente fluente in una seconda lingua. Jubin Abutalebi è attualmente direttore della prestigiosa rivista internazionale "Bilingualism: Language and Cognition" (Cambridge University Press).

Giovedì 12 novembre 2020, dalle 19 alle 21
Discussione 4: Evoluzione della cultura: fino a dove ci spingeremo? (dall'antropologia alla tecnologia)
Relatori:
Ian Tattersall (USA) - La cultura come massima espressione dell'evoluzione
La cultura non è una prerogativa esclusiva della modernità, eppure è stata trasformata dalla specifica sensibilità che si è sviluppata con il sistema cognitivo simbolico. Questa capacità simbolica ci permette di disarticolare i nostri mondi in un vocabolario di simboli astratti da riorganizzare per immaginarne di nuovi. Sebbene l'archeologia ci insegna che questa incredibile capacità è arrivata all’improvviso e in tempi recenti, ha avuto conseguenze culturali talmente profonde da essere - mentre la cultura complessa di oggi resta soltanto una delle vette raggiunte dal mondo della natura - l'espressione ultima dell'essere umano.

Ian Tattersall è paleoantropologo e primatologo, attualmente curatore emerito dell'American Museum of Natural History a New York. La sua ricerca è orientata verso tre temi cardine: il modo di riconoscere le specie e le relazioni tra esse sulla base della documentazione sui fossili umani; lo studio della relazione fra specie e habitat e della sistematica dei lemuri in Madagascar (la specie Propithecus tattersalli porta il suo nome); e il modo in cui l'essere umano è diventato la straordinaria entità cognitiva che è oggi. Tattersall ha svolto ricerche sul campo in diversi paesi fra cui Madagascar, Vietnam, Yemen, Mauritius e Suriname. È autore di oltre quattrocento pubblicazioni e articoli scientifici e ha all’attivo molti libri per il grande pubblico. Tra i volumi più recenti, tutti scritti con Rob DeSalle, vanno citati Una scomoda scienza. Come la genetica è stata usata impropriamente per definire le razze(2018), The Accidental Homo sapiens: Genetics, Behavior, and Free Will(2019) e Storia Naturale della Birra(2019). Tattersall vanta anche una carriera di curatore museale che l'ha visto all'opera in numerosi progetti espositivi presso l'American Museum of Natural History e altre istituzioni, da "Ancestors: Four Million Years of Humanity" (1984) a "Anne and Bernard Spitzer Hall of Human Origins".

Idan Segev (Svizzera) - Progettare un cervello creativo
Sebbene il cervello di ogni specie sia unico, il cervello umano presenta una caratteristica eccezionale che lo distingue da tutte le altre specie. È straordinariamente creativo, genera incessantemente nuove idee, nuova scienza, nuova arte e tecnologie innovative. Ma che cosa rende il nostro cervello così creativo? Quali sono gli aspetti fondamentali e i principi progettuali del cervello alla base della nostra poderosa capacità di creare? Questo è forse l'enigma più complicato, ma anche più affascinante, nello studio del cervello umano. Considererò cinque delle teorie di stampo biologico sull'origine cerebrale della creatività umana, incluso il ruolo dell'enorme numero di neuroni, la densissima connettività intra-e inter-regionale, e l'importanza dello sviluppo lento del cervello. Insieme a questo aspetto mostrerò la bellezza (e l'arte) delle immagini del cervello ottenute con le nuove tecnologie (come la connettomica e la simulazione al computer utilizzata per il Blue Brain Project). Queste tecnologie ci aiutano a comprendere ciò che ci rende così creativi.
Idan Segev è David & Inez Myers Professor in Neuroscienze Computazionali e membro dell'Edmond and Lily Safra Centre for Brain Sciences (ELSC) alla Hebrew University di Gerusalemme. Ha pubblicato oltre cento articoli scientifici sulle riviste più autorevoli tra cui "Science", "Nature", "Neuron" e "PNAS" e ha supervisionato oltre cinquanta dottorandi. Il suo team di ricerca utilizza metodologie computazionali e teoriche per studiare: (1) che tipo di dispositivo computazionale sono i neuroni umani (su tessuti ricavati da interventi chirurgici al cervello); (2) la struttura e le dinamiche della rete, parte del Blue Brain Project dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), che prevede la simulazione in dettaglio di un'intera sezione di corteccia di mammiferi al computer; (3) Brain and Art, per il particolare interesse di Segev alla connessione tra arte e cervello. Ha co-curato un libro d'artista che raccoglie incisioni originali di dieci artisti israeliani ispirate al cervello ed è fra i curatori del progetto di ricerca "Arte e cervello", divulgato in open access tramite le riviste "Frontiers". Segev è direttore editoriale della rivista scientifica "Frontiers in Neuroscience", da cui ha ideato "Frontiers for Young Minds" (FYMs), una rivista scientifica free press per ragazzi di 10-15 anni in cui autorevoli scienziati, tra cui premi Nobel, presentano i loro studi all'avanguardia, che i ragazzi recensiscono. FYMs ha oltre sei milioni di visualizzazioni e a settembre 2019 è stata inaugurata l'edizione israeliana, che havisto la partecipazione di oltre mille persone tra i ragazzi e le loro famiglie e conferenze di illustri scienziati. La nuova edizione vanta già 150.000 visualizzazioni.

Moderatore: Katrin Amunts (Germania)
Katrin Amunts è una neuroscienziata tedesca nota per il suo lavoro di mappatura del cervello umano. Per comprendere appieno i principi organizzativi cerebrali, Amunts ha creato insieme al suo team l'atlante citoarchitettonico Julich-Brain come base per integrare dati multi-livello e multi-scala su un cervello comune di riferimento, utilizzando tecniche computazionali a elevate prestazioni per generare modelli di cervello umano ad altissima risoluzione. Katrin Amunts è docente di ruolo per la ricerca sul cervello, dal 2013 dirige il Cécile and Oskar Vogt Institute of Brain Research dell'Università Heinrich-Heine di Düsseldorf e l'Istituto di Neuroscienze e Medicina (INM-1) del Centro Ricerche Jülich. Dal 2016 è direttrice della ricerca scientifica del Flagship europeo Human Brain Project. Dopo la borsa di studio post-dottorato presso il Cécile and Oskar Institute of Brain Research all'università di Düsseldorf ha fondato una nuova unità di ricerca sulla mappatura del cervello al Centro Ricerche Jülich, in Germania. Nel 2004 ha iniziato a insegnare Mappatura strutturale-funzionale del cervello, nel 2008 ha acquisito una cattedra alla Facoltà di Psichiatria, Psicoterapia e Psicosomatica della RWTH Aachen University ed è diventata direttrice dell'Istituto di Neuroscienze e Medicina (INM-1) del Centro Ricerche Jülich. Katrin Amunts è membro del consiglio editoriale di "Brain Structure and Function" ed è stata membro del German Ethics Council 2012-2020. È portavoce del programma Decoding the Human Braindella Helmholtz Association in Germania e fra i referenti della scuola di specializzazione Max-Planck School of Cognition. Dal 2018 è membro dell’International Advisory Council Healthy Brains for Healthy Lives, Canada.

Venerdì 13 novembre 2020, dalle 19 alle 21
Discussione 5: Coscienza: due domande ancora aperte (due diverse prospettive)
Relatori:
Michele Di Francesco (Italia) - Cinquant'anni di coscienza: una lettura filosofica
«Come avvenga che qualcosa di così notevole come uno stato di coscienza sia il risultato della stimolazione del tessuto nervoso è tanto inspiegabile quanto la comparsa del Genio nella favola, quando Aladino strofina la lampada.» (T.H. Huxley, Lessons in Elementary Physiology, Macmillan, London 1866).
Questa citazione esprime lo sconcerto dello studioso di neuroscienze rispetto al rapporto tra la coscienza e la sua base fisica. Essa risale all'Ottocento ed enormi progressi sono stati da allora compiuti dalle scienze della mente. Ci si aspetterebbe dunque che lo sconcerto sia ormai del tutto superato. Tuttavia, dal punto di vista filosofico il germedella sfida (concettuale prima ancora che scientifica) colta da Huxley è ancora presente nel dibattito contemporaneo. Scopo della mia relazione è descrivere questo sorprendente stato di cose. Per farlo -dopo un breve Prologo destinato alla descrizione dell'identificazione cartesiana tra mente e coscienza, che sancisce la nascita della filosofia della mente in senso moderno -esaminerò tre periodi o fasi della riflessione filosofica, collegati a tre concezioni di come offrire una teoria metafisica della coscienza.
a) La fase della scienza cognitiva classica (anni '70 e '80 del Novecento) - che analizza la mente in termini di computazioni su rappresentazioni, distinguendo intenzionalità e coscienza, dove si scommette sulla possibilità di costruire teorie naturalizzate della rappresentazione/intenzionalità, rimandando la soluzione dell'intrattabile problema della coscienza a tempi migliori. Un altro aspetto rilevante dal nostro punto di vista della psicologia computazionale cognitivista è il primato dei processi sub-personali, rispetto a quelli personali. La coscienza non è più (come in Cartesio) un dato primo, ma qualcosa che deve essere spiegato.
b) La fase delle prime teorie scientifiche della coscienza (anni '80 e '90) - che suscitano un enorme interesse, ma generano anche l'obiezione dei qualia/carattere fenomenico: il problema della lampada di Aladino in una versione bifronte. Come può esistere una teoria oggettiva della soggettività, e come può l'esperienza soggettiva, privata e 'ineffabile' che costituisce le nostre esperienze coscienti scaturire dalle interazioni fisiche e biologiche che costituiscono la 'materia' della mente.
c) La fase attuale (primo ventennio del XXI secolo) con un (sorprendente) ritorno dell'idea che occorre partire dalla coscienza per capire la mente. Una svolta legata alla dottrina dell'intenzionalità fenomenica, secondo la quale alcuni stati mentali sono intenzionali in virtù del proprio carattere fenomenico, e alla tesi della fenomenologia cognitiva: l'idea che tutti gli stati cognitivi abbiano una componente fenomenologica. Per concludere possiamo citare una conseguenza della nuova centralità della coscienza, ovvero l'affermarsi del panpsichismo: la tesi secondo cui la coscienza, come dato primo e immediatamente conosciuto, è la stoffa del mondo, la sua natura intrinseca.
Michele Di Francesco (1956) è Professore ordinario di Logica e Filosofa della Scienza presso la Scuola superiore Universitaria IUSS Pavia, di cui è stato rettore dal 2013 al 2019. Membre Associé dell'Institut Jean-Nicod (CNRS, EHESS, ENS) di Parigi e Presidente della Società Italiana di Neuroetica e filosofia delle neuroscienze (SINe). È stato Presidente della European Society for Analytic Philosophy (dal 2008 al 2011) e della Società Italiana di Filosofia Analitica (dal 2004 al 2006). È autore e curatore di una ventina di volumi e di più di un centinaio di saggi pubblicati in riviste scientifiche e volumi su temi quali la filosofia del linguaggio, la filosofia della logica e la filosofia della mente e delle scienze cognitive. I suoi principali campi di ricerca sono la filosofia della mente e la filosofia della scienza cognitiva, e in particolare i problemi filosofici dell'esperienza soggettiva (come la natura del Sé e il la collocazione della coscienza nell'ordine naturale), il modello mentale esteso della cognizione e le basi filosofiche delle neuroscienze cognitive.

Giulio Tononi (USA) - La coscienza e la nostra collocazione nella natura
Che cos'è la coscienza e che cos'è il substrato neurale del cervello? Perché alcune parti del cervello sono importanti per la coscienza, mentre altre altrettanto complicate e con un numero maggiore di cellule neurali non lo sono? Perché la coscienza svanisce durante il sonno senza sogni anche se il cervello resta attivo? La coscienza svanisce sempre quando i pazienti non reagiscono in seguito a danno cerebrale, durante le crisi epilettiche generalizzate, quando si è sotto anestesia generale, o durante il sonno profondo? I neonati, gli animali e i computer intelligenti sono coscienti? La Teoria dell'informazione integrata (IIT) è un tentativo di rispondere in modo attendibili a queste e ad altre domande. La IIT non parte dal cervello ma dalla stessa coscienza - il mondo dell’esperienza - e ciò che ne deriva rende cosciente un sistema. I risultati di questa indagine tengono conto di diverse scoperte empiriche, generano previsioni controintuitive e hanno già portato allo sviluppo di nuovi test promettenti per l'individuazione pratica della coscienza in soggetti non comunicanti. Infine, ci stimolano a rivalutare il nostro posto nella natura.
Giulio Tononi si è laureato in Medicina con specializzazione in Psichiatria all'Università di Pisa. Dopo avere prestato servizio come ufficiale medico nell'esercito, ha conseguito un dottorato in Neuroscienze come Fellow presso la Scuola Normale Superiore. È attualmente docente di Psichiatria, Distinguished Professor di Scienze della coscienza, David P. White Chair in Medicina del sonno alla University of Wisconsin-Madison. Il suo laboratorio studia la coscienza e i relativi disturbi, oltre ai meccanismi e alle funzioni del sonno. Il suo principale contributo allo studio della coscienza è costituito dallo sviluppo della Teoria dell'informazione integrata (IIT), approfondita analisi di che cos'è la coscienza, che cosa ne determina la qualità e la quantità, e come emerge da strutture casuali. Per quanto riguarda lo studio del sonno, Tononi ha sviluppato l'ipotesi di omeostati sinaptica, secondo cui il sonno serve a riequilibrare la forza sinaptica, controbilanciandone il netto aumento causato dalla plasticità durante la fase di veglia.

Moderatore: Viviana Kasam (Italia)
Viviana Kasam, MA at McGill University, Montreal, è presidente di BrainCircleItalia, Associazione no profit  per la divulgazione delle ricerche più all'avanguardia nel campo delle neuroscienze, che ha fondato nel 2010 con il sostegno del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, e di Pietro Calissano, allora Presidente di EBRI (European Brain Research Institute). Nel 2019 ha fondato BrainCircleLugano, che opera sul territorio ticinese con gli stessi obiettivi. 
E' da dieci anni Member of the Board della Hebrew University of Jerusalem ed è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti di lavoro. Giornalista, specializzata in divulgazione scientifica, ha lavorato per Il Corriere della Sera e le testate del gruppo, la Rai, sia radio che televisione, ed è stata tra i fondatori di Canale 5. Ha organizzato conferenze, seminari, forum, incontri televisive e on line, documentari, lezioni nei teatri (Piccolo Teatro e Franco Parenti a Milano, Eliseo e Palladium a Roma), festival cinematografici sulle neuroscienze, in collaborazione con la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, le municipalità di Milano e Roma e le principali università e centri di ricerca internazionali.La sua mostra "Il colore del pensiero" ha girato l'Europa ed è stata allestita a Milano in Corso Vittorio Emanuele a Parigi davanti al Petit Palais per un mese. Ha tenuto un corso di comunicazione scientifica all'Università Tor Vergata di Roma. Per la sua attività giornalistica e televisiva è stata insignita di molti premi, tra cui il Premo Italia, il Premio Donne d’Europa, il Premio Onda TV, il Premio Venezia e il Guidarello.
Considerazioni conclusive: Massimo Cacciari (Italia)
Come vogliamo rendere trasparente l'apparire del mondo che ci circonda, così vogliamo renderci trasparenti a noi stessi, in quanto appunto parte di quel mondo - e cioè conoscere iprocessi e le forme entro cui percepiamo, pensiamo, decidiamo. Tuttavia, come ciò che ci è noto disegna un'area che sporge per ogni lato nell'ignoto, così il conscio risulta sempre e non occasionalmente connesso all'in-conscio. È necessario prender coscienza del nostro inconscio. Non solo personale,  ma archetipico (genomico?) e cognitivo. Il Sé non coincide col conscio, né è un Dirigente o tantomeno l'Autore unico dei nostri eventi mentali. La coscienza orienta, non determina. Che la coscienza abbia base biologica, che sia un fenomeno naturale, che una "fisica" del cervello sottenda ogni evento mentale - come potremmo dubitarne? I problemi sorgono tutti "a valle" di queste quasi ovvie considerazioni. Il dono del Sé, la comparsa della soggettività, è spiegabile in base alle "leggi" generali dell'evoluzione, o rappresenta una discontinuità? Natura facit saltus? Nella sua infinita potenza non trascende continuamente i limiti del nostro vedere e pre-vedere? Inoltre: come interpretare il nesso corporeo-mentale? Secondo una versione "superstiziosa" del principio di causalità (Jauch, Feynman, Wheeler,ecc.)? Ogni riduzionismo sembra cadere in insormontabili aporie logiche, prima ancora che riguardanti i paradigmi della fisica contemporanea: esso tende per forza ad annullare il termine che viene "ridotto-a"; esso parte da una posizione dualista, per risolversi in monismo. Il mentale deve essere prima cervello-mente( l'Ego cogito per pensare deve essere), ma cervello-mente esistono soltanto se rappresentatinel mentale. Il cervello-mente inteso come substrato causanteunico si risolve in una metafisica dell'oggetto in sé. La prospettiva che tiene in sé le ricerche più proficue psicologiche, filosofiche e l'epistemologia connessa alla fisica contemporanea, è centrata suitermini dell'interazione e connessione. Nessi - tra elementi distinti - che non possono essere spiegati in termini deterministici. Il radicamento biologico non implica alcuna rigida causalità.
Massimo Cacciari è professore emerito di Filosofia al San Raffaele e socio dell'Accademia dei Lincei. Ha ricevuto vari riconoscimenti internazionali, dal premio Hannah Arendt in Germania, alla medagli d'oro del Circulo de Bellas Artes di Madrid, alla laurea honoris causa di Bucarest in scienze politiche. I suoi libri, molti dei quali tradotti in tutte le principali lingue europee e alcuni anche in giapponese, spaziano dalla filosofia classica a quella contemporanea, dall'estetica alla filosofia politica, dall'epistemologia al diritto.

Considerazioni conclusive: Giancarlo Comi (Italia)
Giancarlo Comi è Professore Onorario di Neurologia dell'Università Vita Salute San Raffaele di Milano. Ha fondato nel 2004 l'Istituto di Neurologia Sperimentale presso l'IRCCS San Raffele che da allora dirige. Dal 2013 è presidente della European Charcot Foundation e nello stesso anno è stato chiamato a co-presiedere la Progressive Multiple Sclerosis Alliance e l’Industry Forum mondiale delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche interessate al campo della sclerosi multipla. Nell'ambito della sua carriera è stato presidente di varie Società Scientifiche Nazionali, incluse quelle di Neurologia, di Neurofisiologia Clinica, di Psicofisiologia. E' stato Presidente della European Neurological Society. È socio onorario della Società Francese di Neurologia, della Società Rumena di Neurologia, dell’Accademia Russa di Neuroscienze,e della Spanish Society of Neurology (SEN). Ha ricevuto molteplici riconoscimenti, come il premio onorario Marinescu conferito dalla Società Rumena di Neurologia e il Charcot Award for MS research dall’MS International Federation (MSIF). Nel 2016 riceve l’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano e nel 2018 viene nominato Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti scientifici. È stato Principal Investigator di numerose sperimentazioni cliniche Neurologiche di fase II e III, principalmente nell'ambito della Sclerosi Multipla. È autore di oltre mille articoli scientifici, con un h-index di 115, apparsi sulle più prestigiose riviste internazionali ed editore di libri scientifici. Ha organizzato ed è relatore di più di 600 convegni scientifici, nazionali ed internazionali. È co-editore di Neurological sciences e membro di comitati editoriali di importanti riviste scientifiche.

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