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Per ogni estatico istante

Per ogni estatico istante

fino al 21 novembre 2020

da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30. Mattina, lunedì e festivi per appuntamento

Galleria Studio G7
, Via Val D'Aposa, 4A, Bologna, BO, Emilia-Romagna, Italia

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Piano piano, veloce veloce

Piano e veloce. Veloce e piano. Due condizioni considerate all'estremo nel tempo e nello spazio, che pure convivono nell'esperienza quotidiana del mondo.
Da una parte giace il tempo naturale, dal ritmo lento e circolare, tanto autonomo da congelarsi nella sua perfezione. Un tempo che non conosce tempo. Dall'altra, al contrario, campeggia il tempo artificiale, una sovrastruttura razionale, connaturata nella struttura sociale dell'uomo. Un tempo che conosce la tecnica, il progresso, la costruzione.
E in questa fenditura polarizzata prende vita la mostra Per ogni estatico istante.

Anteporre l'efficienza e la rapidità al lento e naturale farsi del mondo non sembra più essere la soluzione già da un po'. Fatti di cronaca recente l'hanno comunicato all'umanità tutta, in ogni modo e in tutte direzioni. Già nel 1848 lo psicologo e fisico Gustav Theodor Fechner contestava la rigida gerarchia che investe gli esseri viventi di un sommo potere, figuranti in cima a una piramide discendente, composta da uomini, animali e piante. Nell'osservare come gli effetti derivanti dall'anidride carbonica (e dalla decomposizione animale) fossero necessari per la vita della Flora, il pensatore affermava con rigore scientifico che le piante si nutrono degli uomini (e degli animali).

Sulla scia di una riflessione panpsichista, entrambe le artiste, attraverso la loro poetica, ricercano una spontaneità naturale, tanto nella loro interiorità quanto nell’ambiente che le circonda. Che sia il risultato di una costruzione artificiale corrosa nel tempo, dimenticata in qualche punto privo d'identità, se non quella d'una campagna dal passato vivo - nel caso di Paola De Pietri - o frutto di una natura tinta d'un verde vivace e rigoglioso - per Giulia Dall’Olio - fa poca differenza: quel che conta è la ricerca di un'unità che si è persa nel tempo, celata dietro a invisibili barriere ideologiche di cui l'istruzione ci ha artificiosamente imbevuti. Ma l'unità, quel che i filosofi chiamavano pneuma, il soffio vitale che tutto muove, non è mai scomparso. Si è soltanto assopito ed è rintracciabile nella potenza trasformatrice della Natura.
Sempre dal testo di Fechner, intitolato Nanna o l'anima delle piante: "Perché non ci dovrebbero essere, oltre le anime che camminano, gridano, mangiano, anche anime che silenziosamente fioriscono e spandono odori?". Forse allora non è nel progresso che sta l'evoluzione, quanto piuttosto nella ricerca di un dialogo comunicativo con il passato e al tempo stesso di una profondità percettiva differente del proprio essere-nel-mondo. Di questo parlano le opere di Dall'Olio e De Pietri: una convivenza che tratta la Natura non come dato naturale, ma come natura. Attraverso le loro opere, ne rispettano l'identità, ne riconoscono la soggettività. Non si tratta di un semplice ritorno al passato, quanto di una comprensione e convivenza con il ricordo di ciò che eravamo (le fotografie di De Pietri), e di ciò che potremmo essere (i disegni a carboncino di Dall'Olio).
Il tema non ha quindi a che vedere con la natura di per sé, ma con un'estensione di quel che noi vediamo attraverso il nostro stare-nel-mondo, attuando una sintesi psichica e fisica tra poli differenti e compresenti. Piano piano, veloce veloce. Il modus operandi della ricerca delle artiste rivela quest'esigenza.
Con coerenza impeccabile, De Pietri mostra una realtà che affonda le radici in un tempo passato, ci parla di un peregrinare che non conosce fretta, ma solo istinto. Osserva un panorama stratificato, sedimentato negli anni, catturandolo in un'istantanea. Ecco come la ripetizione di alberi e casali della campagna italiana diventa un monito a guardare il presente con occhi saggi, ricchi di bagliori su un passato sempre uguale a se stesso, rivelato da una poiesis istantanea.
Con un afflato romantico, Dall'Olio ci racconta invece di una sedimentazione che avviene lentamente, frutto della sua esperienza e memoria personale, che l'artista comprime in uno spazio ideale. Una ricerca inesauribile e quotidiana, manifestata in una lenta esecuzione a carboncino che improvvisamente viene modificata da una cancellazione quasi incontrollata, che lascia sulla superficie scura un segno netto e deciso.

Dopo il tema del ritorno ai borghi e alla ruralità intavolato negli ultimi mesi in disparati contesti culturali, la mostra dunque sembra indicare una via: quanto lentamente possiamo introiettare determinati processi e relazioni con il passato o con l'importanza della natura nel nostro quotidiano? In questo panorama, le opere di Dall'Olio e De Pietri invitano all'esercizio di un tempo dello sguardo e del gesto altri: dal nascondimento al disvelamento, attraverso la poesia. Piano piano, veloce veloce, per ogni estatico istante.

Per ogni estatico istante è il titolo della mostra di Giulia Dall’Olio e Paola De Pietri che inaugura la nuova stagione espositiva dello Studio G7.
Il progetto, a cura di Irene Sofia Comi, propone un dialogo tra due ricerche che per la prima volta si relazionano in uno spazio comune, in un'alternanza di tempo e forma.
Il fattore relazionale, che accomuna la ricerca di due artiste di differenti generazioni e si manifesta nell'interazione tra uomo e paesaggio - sottolinea Comi - nasce in realtà da premesse differenti e dà vita a esiti linguistici distinti. Se Giulia Dall'Olio presenta opere a carboncino su carta inedite dove la natura supera il formato dell'opera compiendosi in un site-specific, Paola De Pietri racconta, attraverso una serie di fotografie in bianco e nero, la pianura del fiume Po', il paesaggio che da sempre conosce e percepisce, attraverso alberi e case, interpretandolo come se fosse un frammento di un discorso il cui senso è andato perduto nel tempo. L'esposizione rivela inoltre come il fattore temporale, all'apparenza nascosto, sia una presenza fondamentale nelle singole ricerche: da una parte un lungo peregrinare, che si sintetizza in un attimo, dall'altra un'esecuzione a carboncino lenta e minuziosa che scava in una sedimentazione mnemonica, rapidamente cancellata dal gesto.

Tags: galleriastudiog7, mostrebologna, mostreinitalia, perogniestaticoistante, arte, art, exhibitions, bologna
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